Intervista a Giuseppe Nisi

Ecco l'intervista a Giuseppe Nisi, leggetela con attenzione, dietro ogni sua parola c'è un mondo da approfondire attraverso i numerosi spunti che emergono dalla sue risposte.

1)Domanda di rito: quando e come sei entrato nel fantastico mondo degli acquari?

Mi sono avvicinato al fantastico mondo degli acquari già dalla mia infanzia grazie a un vicino di casa in Germania che già a quei tempi aveva un bellissimo Olandese. Passavo ore ad osservarlo e a fargli domande. Ma ho poi preso solo nel 2008 il mio primo
acquario e mi sono appassionato già da subito alla coltivazione di piante acquatiche. Inseguito ho scoperto l'Aquascaping, grazie alle vasche del sig. Takashi Amano, e da quel
momento è scattata la folgorazione per gli allestimenti naturali.

2) Tu sei molto famoso nel mondo offline dell’aquascaping ma hai anche una grande community sui social. Puoi dirci come la pensi sul valore dei social nel mondo dell'acquariologia?

Con un gruppo di amici e con un forum italiano abbiamo iniziato molti anni fa a fare le prime fiere dove facevamo dei contest e soprattutto si instaurava una conoscenza , collegando dei
nickname a dei volti per il semplice scopo di condividere la nostra passione dal vivo.
In seguito, con l'avvento di FB e soprattutto di Instagram, creato specificatamente per la condivisione delle immagini, ho incominciato a condividere le foto degli acquari che
realizzavo. Da quel momento è iniziata anche la passione per la fotografia e, naturalmente, è arrivato l'acquisto della prima reflex e dei primi obiettivi professionali. Credo che questi social oggigiorno siano fondamentali per la condivisione dei propri lavori, soprattutto per una nicchia come l'Aquascaping all'interno del mondo degli acquari.

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3) L’aquascaping in questi anni ha subito molte trasformazioni e molte nuove interpretazioni:
quanto il lavoro del maestro Amano è d’ispirazione per te ancora oggi?

Il lavoro che ci ha lasciato in eredità il maestro Takashi amano è in me ancora molto vivo, ed è la base nelle mie realizzazioni.
Ultimamente in molti contest si fa un uso sempre più artificioso dei legni ( e delle rocce) usando montagne di colla per ottenere strutture di grande impatto visivo. Personalmente preferisco dedicare più tempo alla ricerca del materiale ed usare i legni così come li reperisco; al limite mi concedo qualche taglio per adattare i pezzi alle dimensioni della vasca o alla sua sezione aurea.

4) Gli aquascapers sono artisti o acquariofili?

L'Aquascaping è una vera e propria espressione artistica attraverso la quale l'acquariofilo ricrea nel suo acquario un paesaggio naturale (Aquascape) molto particolareggiato e
realista. Oppure rivisita sott'acqua ambienti emersi (un prato, una montagna, lo scorcio di una foresta o di un fiume, una cascata, degli alberi, ecc.
Gli Aquascapers devono comunque avere una buona conoscenza acquariofila sia per quanto riguarda le piante che per i pesci.
Preciso che le piante fanno da padrone nelle vasche dedicate all'Aquascaping. L'ossatura della realizzazione (hardscape) è invece basata sull'utilizzo (studiato in maniera spesso
maniacale) di qualsiasi tipo di rocce, legni, ghiaia, ciotoli o sabbia che possano aiutare a ricreare l'idea di paesaggio che si ha in progetto. Il resto dipendo dalla fantasia e dalla
sensibilità dell'acquariofilo/Aquascaper.

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5) Molti Aquascaper hanno anche ottime conoscenze in ambito fotografico, la composizione fotografica ha delle relazioni con la composizione di un allestimento di un acquario?

La composizione di un aquascape ha alle base molte regole della fotografia (sezione aurea, Regola dei terzi, ecc) per dare in 40-50cm la maggiore profondità possibile e proporzione
racchiuse in una fotografia.

6) Qual è la vita media di un acquario di Aquascaping?

Non esiste necessariamente una vita media di un acquario costruito in aquascaping: un qualsiasi allestimento, se creato e mantenuto con criterio, virtualmente potrebbe durare in
eterno, e qui entra in gioco l'abilità dell'acquariofilo. Per chi fa aquascaping partecipando a contest comunque si aggira attorno a 1 anno, solo per il semplice fatto che non possiamo
costruire e mantenere un acquario grande per ogni anno del concorso.
Conservando acqua, filtro maturo e parte del fondo attivo a livello batterico, si possono perpetuare a lungo gli acquari, riutilizzando per nuove creazioni anche parte del vecchio
hardscape (rocce e legni). Anche tutto questo rientra nelle capacità dell'aquascaper/acquariofilo.
Il risultato finale è la creazione di una vera e propria opera vivente, un quadro naturale e pulsante di vita, un'espressione vivace della sensibilità e dell'abilità dell'Aquascaper, il quale
si rinnova e si mette in gioco ogni volta che si approccia ad una nuova creazione sommersa.

7) Hai avuto modo di collaborare a qualche progetto con Aquascaper famosi a livello
internazionale come Olive Knott, qual è l’insegnamento più grande di cui hai giovato?

Da Oliver c’è molto da imparare! Knott ha avuto la fortuna e l'onore di essere uno dei pochi discepoli ed eletti del Maestro Takashi Amano, come poi racconta egli stesso nel suo libro
The Training Days in Japan by Oliver knott. Ho avuto più volte l'onore ed il piacere, insieme a Fabio Lorusso, di lavorare fianco a fianco ad Oliver. Per Interzoo 2016 ci ha affidato una vasca ideata da lui, allestita insieme a noi, e poi mantenuto da noi a distanza seguendo la sua visione. Grandioso!! Poi c'è stata la vasca per Interzoo 2018, progetto ancora più ambizioso: un allestimento di 4x1 mt diviso in 4 parti per via del trasposto. Io e Fabio abbiamo preparato insieme ad Oliver l'hardscape, e poi piantumato e mantenuto fino all'esposizione la vasca (anzi, le vasche), seguendo come sempre le sue indicazioni ma
nello stesso tempo avendo anche molto spazio libero, e soprattutto fiducia. E' stato un gran lavoro di pianificazione e di manutenzioni, ma il risultato finale è stato eccellente, grazie
anche a tutto lo staff di Anubias.
Il bello di lavorare con una persona umile come Oliver è che da lui si può assorbire la grande esperienza e l'innegabile talento solo osservandolo all'opera, intuendo i suoi ragionamenti,
guardandolo come si muove. Anche per questo l'ho seguito nei suoi vari workshop in Italia.
Non ci si stanca mai di vederlo allestire acquari! Per lo stesso motivo adoro i vecchi video di Amano nella sua gallery in cui faceva vedere gli allestimenti step by step: condivideva tutto il
suo sapere in un semplice video su un social come Youtube.

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8)Cosa consigli a chi è al suo primo acquario ma è attratto dall’aquascaping?

Naturalmente bisogna avere una buona esperienza con gli acquari in generale ed una conoscenza delle dinamiche chimico-fisiche dell'acqua dolce. Inoltre, considerato il grande
utilizzo delle piante in questo genere di acquari, è importante essere anche dei buoni giardinieri acquatici, per cui avere esperienza e sensibilità con le piante e profonda conoscenza delle loro esigenze in termine di luce, fertilizzazione, CO2, ecc. In ultimo, ma non da ultimo, è necessario sapere osservare la Natura per poterla rivivere in acquario, ed avere conoscenza e/o innata sensibilità alle proporzioni armoniche.
Un Aquascape è frutto di un'attenta e lunga pianificazione, con necessari studio e ricerca dei materiali decorativi e delle piante che poi serviranno a completare il nostro quadro vivente.
Anche le manutenzioni successive sono mirate alla realizzazione ed al mantenimento nel tempo del progetto iniziale, per cui gli interventi contenitivi sulla crescita delle piante, oppure
sulla pulizia degli arredi o sulla sifonatura della sabbia devono essere metodici, curati,puntuali.

9) Quali evoluzioni subirà ancora l’aquascaping?

Sinceramente non saprei cosa risponderti, io spero che si torni sempre più verso le basi dell’acquario naturale che ci ha lasciato in eredità il Maestro Takashi Amano.


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