Intervista a Fabio Lorusso

Quattro chiacchiere con Fabio Lorusso

Fabio Lorusso è un acquariofilo di lungo corso, tra i più conosciuti e certamente tra i più bravi aquascapers in Italia, la dedizione all’aquascaping l’ha reso famoso ai più ma la sua passione inizia da lontano, molti anni fa. Fabio è un professionista a tutto tondo del settore da molti anni, ha anche collaborato molto spesso con Sera Italia in occasione di giornate, fiere o eventi e come Sera Italia siamo rimasti sempre sbalorditi dai lavori che ha realizzato per noi.
Abbiamo approfittato della nostra amicizia dunque per fargli raccontare un po' della sua storia e per farci dare qualche consiglio che può essere utile a chi ci segue. 

Ciao Fabio, grazie per avere accettato il nostro invito a chiacchierare sui nostri canali.

Fabio - Ciao Carmelo, ciao a tutti. Grazie a te per questa chiacchierata.

1)Domanda di rito: quando e come sei entrato nel fantastico mondo degli acquari?

Fabio - Ah, guarda, storia vecchissima. Avevo 10 anni (quindi ben 37 anni fa) quando mi sono portato a casa la mia prima vaschetta di una quindicina di litri con un paio di pesci rossi vinti ad una fiera. Da allora ho sempre avuto acquari in casa, per mia scelta solo d'acqua dolce. Almeno finora.

2)Rispetto a quando tu hai iniziato, come è cambiato questo settore? in particolare, dal punto di vista dell’appassionato.

Fabio - Da allora il mondo dell'acquario ha fatto enormi passi in avanti. Tecnica, prodotti, conoscenze messe a disposizione degli appassionati hanno reso per molti versi più semplice e fruibile la gestione di un acquario. Praticamente alla portata di tutti, a fronte di un minimo d'impegno, di studio e di costanza. Inoltre Internet, nel bene e nel male, ha messo più facilmente in contatto gli acquariofili ed ha agevolato il passaggio di conoscenze ed esperienze.

AutumnRiver Fabio Lorusso Contest2017 900

3) Tu sei molto famoso nel settore dell’aquascaping, potresti spiegare cos’è l’aquascaping?

Fabio - Grazie per il famoso, ma in realtà sono solo un acquariofilo che si "diverte" con la propria passione e la condivide con altri appassionati. L'Aquascaping è un modo molto particolare ed empatico di vivere e gestire un acquario. Nasce in Giappone negli anni '90 grazie alla "visione" di Takashi Amano. Acquariofilo, naturalista, fotografo, Amano riassume in una frase il suo pensiero: "osservare la Natura per imparare dalla Natura". Nasce quindi il cosiddetto acquario naturale (in italiano diventato acquario zen), ove elementi naturali come pietre, legni, sabbia e piante sono utilizzati per ricostruire sott'acqua ambientazioni anche terrestri (una montagna, un pendio, un sottobosco, una frana, il greto di un fiume, una rocciata, ecc). Ci si discosta nettamente dal concetto di acquario biotopo. Nell'Aquascaping quindi c'è una sorta di rivisitazione di un paesaggio naturale ideale, e l'acquariofilo diventa praticamente un artista, che con la sua fantasia riproduce uno scorcio dettagliato di Natura sott'acqua creando opere di viva e guizzante bellezza.

4) com'è cambiato l’aquascaping negli anni?

Fabio - Come ogni corrente artistica, ampliandosi la platea di appassionati e di seguaci, l'Aquascaping si è evoluto molto in questi anni. Dalle opere di Takahi Amano dell'inizio si è arrivati gradualmente alla creazione di paesaggi sempre più articolati ed appariscenti, a volte però, purtroppo, anche eccessivamente artefatti. Nel tempo, quindi, in alcuni casi si è anche persa la genuina semplicità dei lavori del Maestro.
5) In molti oggi,si avvicinano a diversi settori dell’acquariologia anche all’aquascaping, senza essere passati dall’esperienza del classico acquario di comunità, cosa ne pensi?
Fabio - Credo che l'Aquascaping sia una sorta di evoluzione nel gusto e nell'esperienza dell'acquariofilo. Bisogna necessariamente conoscere le basi che regolano la partenza e lo sviluppo di un acquario. Bisogna necessariamente conoscere esigenze e crescita delle piante, che spesso hanno un ruolo fondamentale nella creazione di questo tipo di acquari. Quindi credo sia estremamente difficile lanciarsi nell'Aquascaping se prima non si è fatto un po' di giusta gavetta anche con il classico acquario di comunità e/o con un plantacquario.

Le grotte segrete Fabio Lorusso Contest2018 900

6) Gli aquascapers sono artisti o acquariofili?

Fabio - Come già accennato prima, gli aquascapers sono necessariamente sia acquariofili sia artisti: si deve conoscere il mondo dell'acquario, ma si deve anche avere uno spiccato senso estetico per potere ricreare le belle opere naturali che ormai siamo abituati a vedere in giro.

7) Un argomento molto dibattuto tra gli appassionati è la fertilizzazione, anche tu sei convinto che la chiave del successo di un bel plantacquario sia la fertilizzazione o è troppo sopravvalutata?

Fabio - Come possiamo ben immaginare, è fondamentale che in acquario tutto sia nel giusto equilibrio. Come i pesci, anche le piante devono mangiare. Certo non basta ciò che è disciolto in acqua e men che meno ciò che i pesci eliminano attraverso le deiezioni. E' buona norma affidarsi ad un protocollo sicuro e testato di integrazione completa che soddisfi i fabbisogni delle piante che coltiviamo, in funzione del tipo (a crescita lenta o rapida), a seconda della luce che forniamo ed eventualmente dell'integrazione (che personalmente consiglio sempre) di anidride carbonica. Con l'esperienza magari riusciamo ad individuare eventuali carenze dei singoli elementi e possiamo adattare il protocollo alle nostre specifiche esigenze.

8) Nella vita di un acquario, quanto è importante un buon inizio?

Fabio - E' fondamentale. Col giusto inizio si gettano le basi di un corretto e longevo ecosistema acquatico. Mai aver fretta, soprattutto nelle fasi iniziali. Meglio progettare per tempo ciò ce ci serve in funzione di ciò che vogliamo ottenere. Successivamente sarà più facile aggiustare il tiro, se necessario.

9) Nella nostra esperienza di consulenza, vediamo molti acquari troppo illuminati e spesso con spettri di luce completamente inadatti alle piante che si hanno a dimora, senza parlare dei fotoperiodi, inoltre, spesso si usano unità di misura per valutare l’illuminazione che poco hanno a che vedere con la coltivazione delle piante, cosa ne pensi di questo argomento?

Fabio - Come per la fertilizzazione, è fondamentale conoscere le nostre piante per sapere ciò di cui hanno bisogno. E' inutile, se non dannoso, illuminare eccessivamente (in termini di intensità e non di tempo) il nostro acquario se ospitiamo Anubias, Bucephalandre, Cryptocoryne, muschi ed altri vegetali sciafili. D'altro canto, se ospitiamo in prevalenza piante eliofile, dobbiamo adottare lampade con spettro luminoso ed intensità adeguati al loro metabolismo intenso (e naturalmente scegliere la giusta fertilizzazione!). Per quanto riguarda il fotoperiodo, preferisco in generale regalare ad un acquario stabile e a pieno regime circa 8-9 ore di luce continua giornaliera, senza interruzione del fotoperiodo ("la pausa di mezzogiorno" di una volta). Anzi, se possibile e necessario, a volte prendo in considerazione il "picco di mezzogiorno", tenendo accesso nelle ore centrali del fotoperiodo tutto il parco luci, mentre all'inizio ed alla fine lo riduco gradualmente. In questo modo ottengo un effetto estetico e funzionale più naturale (osserviamo ed impariamo dalla Natura!)

Memories of my summer Fabio Lorusso 2015 900

10) Parliamo di alghe, sei d’accordo che queste dovrebbero essere combattute in modo naturale eliminando la causa e non con alghicidi?

Fabio - Le alghe sono elementi strettamente legati alla vita acquatica. Sono tra le prime e più adattabili forme di vita che compaiono spontaneamente in acquario, riflettendo il loro antico percorso evolutivo sulla Terra. E' quindi praticamente impossibile pensare ad un acquario senza alghe. Ma possiamo pensare ad un acquario, correttamente allestito e gestito, con una presenza di alghe minima, non invasiva e quindi non rilevabile. Le alghe infatti approfittano più o meno velocemente di un qualsiasi fattore che allontana il nostro micromondo dall'equilibrio. Troppa (o troppo poca) luce rispetto alle esigenze delle nostre piante, fertilizzazione non corretta, numero eccessivo di pesci, poche piante, cambi dell'acqua non regolari, acqua dai valori non ottimali: ognuno di questi fattori, più o meno liberamente combinato, può determinare l'insorgenza di infestazioni di uno o più tipi di alghe. Va da sé che, gestendo in maniera corretta il nostro acquario, riduciamo o eliminiamo il rischio di queste antiestetiche infestazioni. In questo senso addirittura le alghe possono essere anche interpretate come indicatori della buona (o meno) salute del nostro acquario. Osservando le alghe che compaiono in vasca, dovremmo allertarci, cercare di individuare le cause che le hanno stimolate, e porvi rimedio. Inoltre, un buon reset della vasca (cambio d'acqua corposo, filtraggio con carbone, riformulazione della fertilizzazione ed eventualmente ciclo del buio per 3/4 giorni in caso di alghe verdi) aiutano l'ecosistema a reagire naturalmente ed autonomamente. L'utilizzo di un aiutino esterno come un alghicida deve essere visto solo come l'ultima possibilità.

11) Possiamo dire che una corretta gestione e prevenzione siano la migliore arma contro le alghe?

Fabio - Come ho appena spiegato, sono assolutamente d'accordo con questa affermazione.

12) Quali evoluzioni subirà ancora l’aquascaping?

Fabio - Questo sinceramente non lo posso sapere o prevedere. L'utilizzo di nuove tecniche e di nuovi materiali ha ulteriormente ampliato le possibilità di ricreare ambientazioni subacquee. Alla fantasia degli acquariofili/artisti non c'è limite. Personalmente mi auguro una sorta di ritorno alle origini. Ora si vedono acquari particolarmente complessi ed articolati. Opere di indubbia difficoltà ed impatto visivo. Ma mi emozionano molto più le vasche "semplici" e naturali alla vecchia Amano.


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